sab

08

nov

2014

Come diventare cuoco a domicilio

In redazione abbiamo ricevuto tantissime e-mail da parte di persone che vorrebbero intraprendere la professione di cuoco a domicilio circa la normativa e le autorizzazioni che è necessario ottenere per esercitare legalmente tale attività. Vi assicuro che non è stato facile barcamenarsi tra tantissime informazioni molto controverse tra di loro e abbastanza fuorvianti ma con un pò di tenacia siamo giunti a fare un pò di chiarezza in merito ai requisiti e alle norme che regolano il mondo della ristorazione e delle professioni affini ad essa. 

 

Partiamo col dire che il "cuoco a domicilio" è quella figura professionale che, su incarico ricevuto da un cliente, si occupa della preparazione in loco di pranzi, cene, buffet, aperitivi e affini occupandosi dell'approvvigionamento delle materie prime e della loro trasformazione in piatti finiti per concludere col riassetto della sala in cui si è cucinato e la pulizia degli strumenti utilizzati. 

Poi, sempre su richiesta del committente, potrà occuparsi della mise en place della tavola, della fornitura di tavoli, sedie, corredi e quant'altro per l'allestimento, ad esempio, della sala per un buffet nuziale. Sarà sempre il committente che potrà richiedergli di avvalersi dell'ausilio di un cameriere o di scegliere i vini adatti al menù.

 

Continuiamo col dire che un cuoco a domicilio, a differenza di uno "chef a domicilio" non deve necessariamente aver fatto degli studi che attestino la sua capacità professionale, un cuoco a domicilio è quella persona che ha la consapevolezza di saper cucinare bene perchè ad esempio, data la sua passione, ha acquisito la capacità di rielaborare le ricette della mamma o della nonna rendendole più innovative e attuali e comunque così buone da incontrare il plauso di amici e parenti. Il banco di prova reale sarà la soddisfazione del cliente, un cuoco che riesce a farsi apprezzare per le sue doti culinarie e organizzative e che riesce a bilanciare il rapporto qualità/prezzo, otterrà tante recensioni positive che ne determineranno il successo. L'eco della sua bravura si diffonderà anche tra gli amici degli amici e giorno dopo giorno potrà costruire la sua reputazione. 

 

Ma veniamo all'aspetto burocratico, se per emettere ricevuta fiscale o fattura dovrete richiedere l'apertura della Partita Iva come libero professionista, per poter operare sul territorio dovrete partecipare:  

  1. al "Corso per Alimentaristi" rivolto a personale addetto alla produzione, preparazione, manipolazione e vendita di alimenti. Lo scopo è quello di formare al rispetto delle norme igieniche e comportamentali per la salubrità degli alimenti. A conclusione del corso e dopo una prova finale viene rilasciato un attestato di formazione, che, a seconda delle regioni, sostituisce il libretto di idoneità sanitaria. Come si evince, la normativa in materia è regolata dalla regione che dà incarico all'Ausl di competenza di indire il calendario dei corsi e di rilasciare l'attestato a fine corso.
  2. al "Corso per l'abilitazione alla somministrazione di alimenti e bevande" indetto dalle associazioni di categoria o direttamente dalle Camere di Commercio della vostra provincia di residenza. Il corso ha un costo che varia tra i 400/600€ ed è a frequenza obbligatoria con tanto di esame finale al superamento del quale avrete ottenuto la qualifica per esercitare.

Ottenuti i vari attestati e, previa comunicazione all'ufficio Attività Produttive (spesso ignari) del proprio comune, siete già pronti ad esercitare. Quanto appena detto è la regola generale, ovviamente data la competenza regionale, ogni regione appunto, avrà legiferato magari in maniera differente rispetto ad un'altra regione quindi, cercate sui relativi siti ufficiali rispettivamente dell'Ausl e della Camera di Commercio il corso per alimentaristi e il corso per l'abilitazione alla somministrazione della vostra provincia di residenza. Le camere di Commercio consigliano pure la stipula di un'assicurazione per la responsabilità civile per danni causati a cose o persone che vi potrebbe proteggere in caso di imprevisti.

 

Rimandiamo al prossimo articolo la trattazione degli investimenti del tutto discrezionali che, via via, potranno arricchire le vostre competenza ed agevolare il vostro lavoro in maniera pratica.

Ovviamente a farvi conoscere al grande pubblico del web ci pensiamo noi!!! Come fare scoprilo qui


Raffaella Fazio

Responsabile di redazione


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Commenti: 2
  • #1

    massimo (domenica, 10 gennaio 2016 17:50)

    se posso permettermi vorrei fare una precisazione. la differenza tra cuoco e chef non è quella che avete scritto: lo chef è un cuoco che comanda altri cuochi ovvero la cucina, ovvero una partita della cucina (antipasti piuttosto che primi o secondi etc) tanto che chi lavora nel reparto pasticceria non è un cuoco ma un pasticciere, ed il suo superiore viene chiamato chef patissier.
    la parola chef in sè altro non vuol dire che "capo"!!!
    mentre per essere cuoco bisogna avere delle conoscenze non indifferenti riguardo a conservazione, cottura e stoccaggio degli alimenti, nonchè un'esperienza lavorativa di molti anni in cucina, dove si entra come garzoni.
    la semplice passione per la cucina non è di per se l'abilitazione professionale del cuoco!

  • #2

    Raffaella (martedì, 16 febbraio 2016 11:41)

    Salve Massimo, grazie per il suo intervento. Penso che con parole differenti abbiamo detto entrambi la stessa cosa. Un cuoco non ha le stesse competenze di uno chef in quanto non ha la stessa formazione ma in ogni caso dovrebbe avere le conoscenze e di cui lei parla stante la frequentazione dei due corsi che ho citato nell'articolo....